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L’omosessualità nelle Forze dell’Ordine non è un tabù, intervista

all’agente Simonetta Moro

Un'intervista
a Simonetta Moro di Riccardo Rocca

Pubblicata sul sito ilReferendum



L’omosessualità nelle forze dell’ordine non è più un tabù. Ne abbiamo parlato con Simonetta Moro, agente della Polizia Municipale di Bologna, presidente dell’associazione Polis Aperta che riunisce agenti di polizia e forze armate gay e lesbiche.

Ci racconta la sua storia?

Ho avuto la consapevolezza piena di essere lesbica intorno ai 25 anni, quando ho avuto la mia prima storia anche se fin da piccola ho sempre provato attrazione verso le donne, ma negavo questa cosa a me stessa pensando fosse sbagliata. Sono entrata in Polizia Municipale nel 1998 ma ho tenuto la mia sessualità nascosta per diversi anni. Ho iniziato a parlarne con alcuni colleghi con cui avevo un’amicizia anche al di fuori del lavoro. Nel 2006 mi sono iscritta alle Famiglie Arcobaleno con il desiderio di realizzare una famiglia e da qui è iniziato il mio coinvolgimento nelle battaglia per i diritti LGBT. Nel 2008 sono venuta a conoscenza con mio grande stupore che esisteva un’associazione di omosessuali appartenenti alle forze dell’ordine, Polis Aperta. L’associazione è nata sulla spinta dell’European Gay Police Network, la rete europea delle forze dell’ordine omosessuali. Nel 2010 ho fatto il grande passo assieme all’ex presidente di Polis Aperta, Nicola Cicchitti (ex membro della GdF) chiedendo ai nostri rispettivi Comandi l’autorizzazione di poter partecipare in divisa ad un convegno della Rete Europea a Vienna. La risposta del mio superiore è stata particolarmente positiva e una trasmissione di Rai3 si è interessata alla mia storia venendo a girare nel mio ufficio nella sede della Polizia Municipale. 

Consiglia il coming out ai suoi colleghi e più in generale a tutti i ragazzi gay e lesbiche?

Sicuramente sì. In base alla mia esperienza e di molti miei colleghi, dal momento in cui si fa coming out, se si ha sempre avuto un buon rapporto tra colleghi le cose non possono che migliorare. Spesso si viene ammirati per il coraggio di essere usciti allo scoperto. Le esperienze negative che ho avuto modo di vedere si limitano a quei casi in cui i rapporti tra colleghi di lavoro non erano buoni già prima del coming out. Nascondersi è un grave danno per i bambini, io sono madre di due gemelli e se vedessero che nascondo la mia vita percepirebbero la cosa come brutta o negativa.

L’associazione Polis Aperta di cui lei è presidente si occupa di combattere le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Da oltre un anno è in discussione in Parlamento una legge che prevede l’estensione della Legge Mancino anche ai reati d’odio contro le persone omosessuali e transessuali. È la strada giusta?

La proposta dell’onorevole Scalfarotto approvata alla Camera ha molti limiti [subemendamento Gitti nrd]. Ma è un passo avanti già il fatto che siano punibili come reati specifici i crimini d’odio verso le persone omosessuali. Secondo noi questa legge potrebbe far emergere tutti quei reati che non vengono denunciati dalle vittime perché spesso pensano che mancando una legge specifica questi non vengano poi perseguiti. L’emersione dei reati d’odio aiuterebbe il cambiamento culturale e sociale di questo Paese.

Molte volte le discriminazioni e le violenze omofobe non vengono denunciate per paura. Secondo lei le forze dell’ordine sono adeguatamente preparate per aiutare le vittime dell’omofobia?

Siamo sempre essere umani con i nostri limiti. Molti appartenenti alle forze dell’ordine non sono pronti forse perché non hanno mai affrontato questa tematica. Ma da qualche anno esiste un osservatorio, l’Oscad (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori), nato da un’idea del capo della Polizia Manganelli. Noi abbiamo collaborato con l’Oscad nella formazione dei vertici della Polizia di Stato e dei Carabinieri che poi insegnano nelle scuole di formazione degli agenti, cercando di far comprendere che in alcuni casi quando è coinvolta una vittima omosessuale o transessuale è necessaria una particolare sensibilità nell’agire e si possono presentare alcune specifiche problematiche che l’agente deve essere in grado di affrontare. L’Oscad gira tra le varie scuole di formazione della Polizia di tutto il Paese e recentemente ha inserito un modulo sulle tematiche LGBT. È possibile contattare l’Oscad ( oscad@dcpc.interno.it ) se si è vittime di reati di discriminazione e col loro aiuto si verrà guidati verso quella Questura o quel Commissariato della propria città dove è presente un agente preparato a ricevere la denuncia. Per ora l’Oscad però non è molto conosciuto, nemmeno all’interno della comunità LGBT. Forse perché ancora oggi esiste un pregiudizio da parte della comunità LGBT verso le forze dell’ordine.

Assieme alla sua compagna è madre di due gemelli. Una famiglia omogenitoriale senza diritti e riconoscimenti come tante altre. Si sente discriminata?

Alla mia compagna non è riconosciuto nessun diritto sui bambini dato che sono io la madre biologica. Per ora non siamo stati soggetti a particolari discriminazioni, da poco hanno iniziato l’asilo nido e l’accoglienza è stata ottima. Se però in futuro dovessimo trovarci di fronte a istituzioni più rigide che si fermano a quelli che sono i limiti legali potremmo avere dei problemi, ad esempio per quanto riguarda le scelte sulla salute dei bambini.





Sono militare e gay: le sentinelle in piedi mi fanno sentire più solo

Pubblicato sul sito del quotidiano Il Mattino


Gentile redazione, sono un militare e sono gay, ho assistito come tutti alla manifestazione delle "Sentinelle in piedi". Ebbene volevo dirle che sono indignato. Ho ventisette anni e un compagno.
Ripetere per l'ennesima volta che l'omosessualità non è una malattia mi sembra da stupidi, lo sanno anche i muri ormai.

Io ho giurato anni fa di difendere questa nazione dinanzi a una bandiera, e come me mille altri di noi (sia etero, sia gay, sia lesbiche). Mi sembra che giorno dopo giorno mi venga tolto quel poco di diritto che mi rimane. Vivo male la mia omosessualità a causa di gente come le "sentinelle" a cui non auguro nulla di male, mai.

Vorrei prestargli, se me lo permette, le mie scarpe. A tutti questi meravigliosi individui con le candele ai piedi e i libri fra le mani, vorrei fargli provare il mio cammino, le mie sfide e la cosa più brutta di tutte, tenere nascosta una storia che di nascosto non dovrebbe avere nulla. Mantenere nascosto un compagno, una vita, un amore. E dire bugie, quelle ormai sono semplici da inventare.

Soffrire in silenzio a lavoro perché se parli dopo vieni additato e mi creda non è bello. Eppure ti fai forza e speri che un domani le cose possano cambiare. Ecco, io vorrei solo un domani poter assistere il mio compagno, in salute e in malattia. Non ho bisogno di un matrimonio in chiesa, vorrei solo che mi venga riconosciuto in tutto e per tutto il mio compagno, mio marito.

Oggi, nel duemilaquattordici la gente scende in piazza non "per noi" (che potremmo essere i loro figli, fratelli, nipoti, amici) ma "contro" di noi. Tutto ciò mi fa tanto male, mi ricorda che siamo in un paese senza diritti.

In un paese dove i ragazzi come me, persone normalissime e con interessi, vengono "freddati" da atteggiamenti di questo genere che fanno male.

Più male di un pugno nello stomaco.

Più male di un calcio nei denti.

Silenziosi.

Perché questa cattiveria gratuita e silenziosa fa male al cuore, di chi come me crede sempre che il domani possa sorprenderci.

E invece, caro direttore, devo ricredermi. Oggi, nel duemilaquattordici, mi sono sentito un po' più solo.
Oggi, nel duemilaquattordici mi sono sentito diverso.

(lettera firmata)


La nostra risposta:

Caro collega, non sei solo innanzitutto. Esistono tantissime persone che come te sperimentano quotidianamente il disprezzo per quello che sono, e non hanno scelto di essere, a causa di gruppi come le Sentinelle in piedi che fomentano un clima di insicurezza per le persone LGBT e che,... negando i loro diritti, contribuiscono a legittimare odio e violenza nei loro confronti celandosi dietro il mal interpretato diritto alla libertà di espressione. In un paese civile non dovrebbe essere permesso.

Esistono però anche tantissime altre persone che si impegnano e lottano tutti i giorni per
contrastare tutto questo ed affermare il sacrosanto diritto all'uguaglianza, alla sicurezza, alla felicità.

Noi poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari di Polis Aperta siamo tra queste. Ed è anche per questo motivo che nei giorni scorsi siamo stati ricevuti a Roma dall' O.S.C.A.D. (Osservatorio contro gli atti discriminatori), apparato interforze della Polizia di Stato e dell' Arma dei Carabinieri istituito presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, con cui ci pregiamo di collaborare e dove abbiamo tenuto la nostra assemblea generale dei soci.

Non saranno certo né queste né altre
manifestazioni omofobe che ci rallenteranno nel nostro cammino. Perchè oggi, nel 2014, caro collega, nessuno debba più dire di sentirsi solo né diverso.

La presidente di Polis Aperta
Simonetta Moro





A mia Figlia

Racconto di vita militare

Pubblicato sul sito "Difesa OnLine"


Bimba mia, è tanto che volevo scriverti, raccontarti un po' di me, di noi, di questi due genitori che con tanto amore ti stanno cercando e aspettando.

I nostri lavori lo vedrai sono molto diversi ma entrambi impegnativi, anche se ci riempiono la vita di emozioni.

Forse non sarà semplice coniugare la nostra nuova vita con te e il lavoro, tanti genitori ci raccontano che i figli appena nati tolgono loro il sonno, il riposo ma anche che un solo sorriso riesce a restituire loro molto di più. Tu ci darai l'amore e la forza necessari per vivere con te questa nuova avventura e noi saremo sempre grati alla vita per averci regalato il dono più prezioso che possa esistere al mondo, un figlio.

Sono un militare dell'Esercito italiano. È un orgoglio per me servire la nostra Patria, nel mio piccolo lo faccio tutti i giorni, mi sveglio molto presto, con la voglia e l'impegno di fare del mio meglio, per far si che quell'ingranaggio che fa girare ogni singolo meccanismo sia perfetto, indispensabile per poter rendere la macchina dell'Esercito funzionante ed efficiente così come lo è da sempre.

Le difficoltà non mancano mai, ogni singolo giorno è una sfida, affrontarla e superarla per me è importante e motivo di orgoglio personale.

In questi anni di servizio ho conosciuto tantissime persone, colleghi, differenti per età, cultura o esperienze di vita, con alcuni è nata una sintonia, con altri un'amicizia, con altri ancora purtroppo il diverso approccio alla vita e la chiusura mentale non mi hanno dato la possibilità di condividere con gioia la mia vita privata ne di farmi conoscere per ciò che sono.

Molte cose per fortuna in questo Esercito stanno cambiando, come ad esempio, un articolo a tutela delle discriminazioni nel nostro codice di disciplina militare, un livello minimo di QI pari a 70 nei test per il reclutamento. Ci stiamo avvicinando ad una mentalità più aperta, smart, che guarda alla sostanza e non all'apparenza.

Guardare alla vita con superficialità amore mio, senza badare alle persone per quello che danno o sono, non è solo una realtà dell'Esercito ma diciamo che alcuni militari hanno ancora molte resistenze verso tutto ciò che non conoscono.

Non sono tutti così, bimba mia, ne nell'Esercito ne nel mondo in generale, ci sono tante persone che amano a prescindere da ogni cosa, tante persone che vanno oltre i pregiudizi della società.

Ti aspettiamo con tanto ardore per presentarti a tutte le persone intorno a noi che ci amano, ma anche al mondo con i suoi difetti e le sue riserve, con la consapevolezza che solo l'amore può cambiare le cose.

Le tue 2 mamme.









Gay in divisa

Un'intervista
a Simonetta Moro e Fabio Scaravonati di Alessandro Condina

Pubblicata sul numero di Settembre 2014 del mensile PRIDE


ANCHE IN ITALIA, da qualche anno a questa parte si vedono, qui e là lungo i cortei per i diritti lgbt, gli striscioni di Polis Aperta l’associazione che riunisce gay, lesbiche, bisex e trans in divisa.

Per la prima volta dal 2005 – quando nacque – a capo c’è una donna, Simonetta Moro, agente della polizia municipale di Bologna: “I nostri scopi sono principalmente due: aiutare con esempi di coming out positivo le persone lgbt nelle forze armate a vivere serenamente la loro condizione, e mettere la nostra professionalità al servizio della società contro i crimini d’odio”..
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Perché fare coming out fa bene

Un'intervista a Simonetta Moro

Pubblicato sul sito "Huffington Post"


Mi è capitato spesso, per via del mio attivismo in materia di diritti LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans), che persone in buona fede mi chiedano che bisogno ci sia di fare coming out, in particolare coi colleghi di lavoro. Sono perplesse per esempio sull'opportunità di collegare la sfera individuale della propria sessualità al mondo del lavoro.

Forse una prima distorsione cognitiva da correggere è che l'omosessualità riguardi solo la sessualità e non anche l'affettività ovvero l'attrazione emotiva e romantica, ma con questo articolo vorrei dare risposta in modo concreto a questo tipo di perplessità, lasciando le teorie alla fine, partendo quindi dalla mia esperienza personale e dal racconto di un fatto emblematico realmente accaduto a una persona di mia conoscenza.
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Servire il Paese in uniforme anche da omosessuali

Un'intervista a Simonetta Moro di Michele Turazza

Pubblicato su "Polizia e Democrazia"


Simonetta Moro, agente di Polizia Municipale di Bologna, racconta come si è evoluto il lavoro di Polis Aperta, associazione nata per ascoltare e tutelare gay e lesbiche appartenenti alle Forze di Polizia e militari.

Quello che resta da fare è ancora molto ma il clima culturale e lavorativo regista positivi segnali di apertura... Segue





SI', SIAMO GAY (IN DIVISA)

Un articolo di Gabriella Colarusso, foto di Andrea Frazzetta.

Pubblicato su "D La Repubblica delle Donne" magazine del Sabato del quotidiano "La Repubblica"


All’inizio mi nascondevo. Temevo che nessuno tra i miei colleghi avrebbe potuto capire: un militare gay! Figuriamoci. Ma bisogna avere il coraggio di essere se stessi... Segue















"Non chiedere, non dire? Vite di gay in divisa" 

Un libro di Giulio Russo pubblicato dalla casa editrice Ombre Corte

La pubblicistica italiana sta conoscendo un inedito interesse per le problematiche che riguardano il mondo omosessuale. Si moltiplicano i romanzi, i saggi, le inchieste, ma molte restano ancora le zone d'ombra che riguardano, in particolare, i rapporti tra le persone omosessuali e le istituzioni militari o militarmente organizzate....








     
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