Vigili del Fuoco: Pride come pubblico ludibrio così si offende chi lotta per la conquista dei diritti civili
21 Luglio 2017



Apprendiamo con amarezza l’espressione usata nel procedimento disciplinare avviato dall’amministrazione dei Vigili del Fuoco contro il collega Costantino Saporito, il vigile del fuoco che ha partecipato allo scorso Pride di Roma in divisa, esponendola, a dire di tale Amministrazione, “al pubblico ludibrio”. Non entriamo nel merito della necessità di richiedere l’autorizzazione perché essendo un’associazione di appartenenti LGBTI a Forze di Polizia e Militari, e non propriamente ai Vigili del Fuoco, non conosciamo i regolamenti e le circolari di tale Corpo che ha caratteristiche diverse. Tra i nostri iscritti abbiamo però anche tre volontari dei Vigili del Fuoco del Trentino, quindi non dipendenti ministeriali, i quali ci hanno informato che nella loro regione solitamente i colleghi partecipano alle manifestazioni religiose in divisa fuori servizio, senza bisogno di alcuna autorizzazione. Come appartenenti a Corpi di Polizia e Militari, noi siamo invece obbligati a richiedere l’autorizzazione a indossare la divisa per qualsiasi occasione, se al di fuori del servizio. Quindi, per esempio, abbiamo sempre richiesto l’autorizzazione per poter rilasciare interviste e per partecipare in divisa ad eventi LGBTI, sia perché, se vogliamo combattere la lesbo-omo-transfobia all’interno delle nostre strutture, dobbiamo farlo rimanendo all’interno e rispettandone le regole, sia perché la richiesta di autorizzazione ha sempre costituito per noi l’occasione di avviare un dialogo coi nostri superiori e colleghi sulle tematiche LGBTI. Da questo dialogo, in alcuni casi, sono nate iniziative importanti di promozione e di formazione all’interno dei nostri ambienti di lavoro sui temi delle discriminazioni e dei crimini lesbo-omo-transfobici. Quelli che di noi hanno fatto richiesta, sono stati autorizzati a partecipare a convegni all’estero di polizia LGBTI, sia dai Comandi della Polizia Locale, sia dai Ministeri dell’Interno e della Difesa. Il nostro vice presidente, Gabriele Guglielmo, è stato lo scorso anno autorizzato dal Comandante della Polizia Locale di Torino a partecipare in divisa al Pride Europeo tenutosi ad Amsterdam. Ai Pride italiani partecipiamo con le magliette della nostra associazione perché siamo ancora pochi e appartenenti a diverse divise, non riusciremmo quindi a dare un’immagine di uniformità, ma l’obiettivo è quello di essere in tanti per ogni divisa e poter sfilare un giorno come i colleghi all’estero già fanno da diversi anni, autorizzati e sostenuti dai loro Comandi.Alla luce di queste conquiste, a nostro avviso, l’espressione usata nel procedimento disciplinare è offensiva in generale verso tutte quelle persone che da decenni stanno lottando in Italia per la conquista dei diritti civili, ma risulta anche nello specifico perniciosa proprio verso chi sta lavorando in divisa per abbattere i pregiudizi e contrastare i crimini d’odio e verso quelle Istituzioni, Comandi e Ministeri, che in questi anni ci hanno accordato fiducia. Chi connota negativamente il Pride come una manifestazione ridicolizzante, in cui si farebbero beffe, non conosce il suo vero significato e il suo valore, non ha mai visto come si svolge realmente, e si esprime sulla base di pregiudizi e di idee grossolane e distorte. E’ quindi chi ha usato quell’espressione ad aver di fatto esposto il Corpo dei Vigili del Fuoco “al pubblico ludibrio”, e non chi vi ha partecipato con l’intento di stare dalla parte dei più deboli nella lotta per i diritti civili. Ci auguriamo, pertanto, che i vertici del Dipartimento dei Vigili del Fuoco possano chiarire e smentire al più presto tale espressione, riformulando un’eventuale accusa verso il collega con parole che non siano offensive nei confronti della cittadinanza tutta che sostiene i diritti civili delle persone LGBTI, tra le quali vi sono anche moltissime colleghe e colleghi che servono ogni giorno il Paese in uniforme. Simonetta Moro – Presidente di POLIS APERTA

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