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Ristrutturare il bagno: un vademecum per uscirne vivi (e mentalmente sani)!

In numerose circostanze ristrutturare il bagno è indispensabile: quando si acquista una casa vecchia, quando gli impianti presentano perdite e malfunzionamenti (come i terribili odori di risalita), quando semplicemente si vuole svecchiare lo stile della stanza.

Mentre però in quest’ultimo caso si potrà mettere mano ad un “semplice” restyling estetico, nelle altre due evenienze citate sarà necessario un intervento completo, una ristrutturazione totale.

Vediamo quali sono le fasi che ci attendono in questo caso, per essere mentalmente (e materialmente) preparati, e quali sono gli eventuali accorgimenti da adottare per rendere meno problematica la cospicua serie di lavori che caratterizzano la ristrutturazione del bagno.

RIMOZIONI

La fase iniziale di qualsiasi ristrutturazione prevede un’attività di demolizione, che consiste nella rimozione di:

– vecchi sanitari

– pavimento e rivestimenti

– intonaco e relativo sottofondo

– impianto idraulico.

RIFACIMENTO DELL’IMPIANTO IDRICO

Terminate le demolizioni si passa alla fase di ricostruzione, cominciando dall’impiantistica.

Nel bagno è necessario che arrivino due tubazioni, una dalla caldaia che fornisce acqua calda, e l’altra proveniente dal contatore per l’acqua fredda. Quest’ultima, arrivata in bagno, si collega con i sanitari vari.

Per montare un impianto idraulico servono delle tubature di adduzione e altre di scarico, che sono montate e collegate con raccordi a T o curve aperte e chiuse.

I tubi possono essere generalmente di tre tipi: in acciaio zincato, in rame e in materiale sintetico.

Rifacimento di sottofondo e intonaci

Dopo aver provveduto alla rimozione dei sanitari e al loro smaltimento, sarà necessario ricreare nuovamente le basi.

Si procederà innanzitutto stendendo un nuovo sottofondo che protegga e isoli le tubature.

Si proseguirà con la stesura del massetto, uno strato cementizzato che ha lo scopo di livellare i pavimenti, e la cui preparazione avviene miscelando tra loro 3 materiali principali -sabbia, acqua e cemento- ai quali, di volta in volta, si potranno aggiungere materiali o additivi con lo scopo di aumentare la resistenza, le prestazioni termiche o acustiche.

Dopo aver posato il massetto si passa alle pareti, provvedendo all’intonacatura, che consiste nel ricoprire i muri con uno strato sottile di malta, al fine di coibentare, impermeabilizzare e proteggere.

PavimentI e rivestimenti

Lo step successivo prevede di continuare con le opere murarie, rivestendo le pareti con materiali e prodotti differenti.

Di consuetudine la decisione ricade sulle piastrelle, ma anche in questo caso “si apre un mondo”, visto che è possibile optare per:

  • Monocottura: caratterizzata da una superficie smaltata, viene pressata e sottoposta ad un unico processo di cottura, che interessa e coinvolge il supporto e lo smalto contemporaneamente
  • Bicottura: prodotte per mezzo di una doppia cottura (la prima per il supporto, la seconda per lo smalto), sono caratterizzate da una superficie brillante ma al contempo delicata; tra le varianti le piastrelle in pasta bianca (di alta qualità) e quelle a pasta rosa
  • Maiolica: tipicamente italiane, garantiscono una buona resistenza meccanica con una porosità che varia dal 10% al 25%, per cui sono inadatte per la posa a pavimento
  • Gres porcellanato: la resistenza, l’alta porosità e la grande varietà (possono essere smaltate o presentare una superficie naturale; essere colorate oppure avere il supporto non colorato; essere levigate o lappate) ne hanno determinato l’ampia diffusione
  • Cotto: caratterizzate dal supporto rosso e poroso e dalla superficie non smaltata.

E tuttavia non si tratta certo dell’unica soluzione possibile per le mura del proprio bagno.

Oggigiorno infatti, grazie anche alle importanti innovazioni tecniche, è possibile adottare materiali ieri “impensabili” in questo spazio domestico:

  • il legno, adottabile sia per pareti e contro-soffitti che per pavimentazioni: la scelta, naturalmente, va ponderata molto attentamente e si deve orientare verso tipologie resistenti e appositamente trattate per durare in ambienti umidi come sono quelli del bagno; oltre il teak, tipi di legno come il cedro o il carrubo rappresentano ottime scelte, ma vanno comunque sottoposti a trattamenti isolanti specifici e passati con oli naturali protettivi
  • la carta da parati: come per il materiale precedente, anche in questo caso è necessario optare per carte dedicate, cioè rivestimenti di alta qualità e traspiranti, studiati appositamente per ambienti soggetti ad umidità elevata
  • idropitture: certo, le pareti del bagno possono essere anche “semplicemente” decorate con le pitture, ma pure per esse è indispensabile che si caratterizzino per traspirabilità ed efficacia anti-muffa.

INSTALLAZIONE DEI SANITARI

È il momento di passare ai sanitari.

Prima di occuparsi delle questioni estetiche è necessario valutare gli aspetti funzionali, e quindi avere chiare quali sono le giuste distanze a cui vanno collocati i vari componenti.

Partiamo dal lavandino: prima di tutto bisogna considerare le dimensioni (quelle standard di un lavabo a colonna sono 60X50 cm, ma quelle dei lavabi di design sono le più disparate), e poi lo spazio vitale (è necessario lasciare 10 centimetri a sinistra e 10 a destra).

Per il bidet: le dimensioni di quasi tutti i modelli ammontano a 38X55 cm; per lo spazio libero ai lati si parla di non meno di 25 centimetri.

Stesso discorso per il wc.

Quanto detto vale per gli spazi tra un sanitario e l’altro, e di fronte ad essi?

Il minimo vitale non può essere inferiore ai 60 centimetri.

Nei bagni con doccia: per quanto concerne le dimensioni, quelle standard ammontano a 80×80 (ma ce ne sono tranquillamente di più piccole e di più grandi), mentre per gli spazi necessari l’accesso deve essere sgombro da qualsiasi impedimento, e di fronte alla porta del box vanno previsti almeno 60 centimetri.

Per la vasca il discorso è simile.

Passando alle questioni di stile, non c’è che l’imbarazzo della scelta in merito a:

  • forme: i sanitari (wc, bidet, lavabo, vasca e doccia) possono essere arrotondati, squadrati, ovali
  • materiali: è possibile scegliere lavabi in pietra, sanitari in ceramica colorata, docce in cristallo, vasche in rame, etc.
  • dimensioni: sono disponibili tanto articoli extra-large, per bagni che non soffrono di problemi di spazio, quanto sanitari dalle misure ridotte adatti ad un ambiente più piccolo e contenuto
  • topologia di installazione: è possibile scegliere tra modelli sospesi -moderni, pratici nella pulizia e leggeri nell’aspetto- e modelli a pavimento -più tradizionali e classici e generalmente più ingombranti. 

GLI ASPETTI ECONOMICI DI UNA RISTRUTTURAZIONE IN BAGNO

Non ci soffermeremo sul costo al metro quadro per ristrutturare il bagno, dal momento che sono tali e tante le variabili che vanno considerate che vi consigliamo vivamente di contattare 3-4 aziende del settore (a tal proposito questo sito specializzato sulle ristrutturazioni potrà tornarvi molto utile)perché realizzino un sopralluogo e possano poi approntarvi un preventivo realistico sulle spese cui andrete incontro.

Quello che faremo però è darvi una serie di consigli in merito all’aspetto economico della faccenda.

Il primo è una riflessione sul fai da te: si è generalmente convinti che fare le cose personalmente sia un modo per risparmiare, ma ciò è vero solo se si è esperti del settore, o almeno di una delle competenze necessarie all’uopo (e dunque se si è un elettricista, un idraulico, un muratore, un pittore). In caso contrario improvvisarsi è assai pericoloso, perché si corre il rischio di creare dei danni oppure di realizzare dei lavori inefficaci, col risultato che sarà comunque necessari rivolgersi a degli esperti, ma si saranno persi tempo e soldi (se non altro, quelli dei materiali e delle strumentazioni che si sono adoperati in autonomia).

Il secondo consiglio è quello di informarsi in merito alle spese detraibili: anche per il 2019 la legge di Stabilità ha previsto la possibilità di accedere a delle detrazioni IRPEF che possono raggiungere il 50% su un totale massimo di spesa di 96mila euro.

Il terzo suggerimento riguarda lo smaltimento delle macerie: sono previste delle multe nel caso in cui i rifiuti edili non vengano smaltiti secondo quanto previsto, con cifre che vanno da 105 a 620 euro (ridotte fra i 25 e i 150 se i rifiuti non sono ingombranti né pericolosi).

Quindi fare i furbi non conviene!

E chiudiamo con l’ultimo spunto: sapete cosa prevede una soluzione “chiavi in mano”?

Che l’imprenditore firmi un contratto col quale si impegna a fornire tutte le prestazioni necessarie affinché il lavoro commissionato venga ultimato, completato e pronto per l’uso.

Questo significa che l’organizzazione del cantiere e di tutte le sue tempistiche non ricadranno su di voi: non vi sembra una circostanza assai vantaggiosa, da tenere in debito conto?!

 

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