1766-giovani-disagio18-tSa-770X450_800x468

La prevenzione del disagio giovanile 

Il disagio giovanile è una realtà che si manifesta in modalità diverse e che coinvolge quasi tutti gli adolescenti, nel loro passaggio dall’infanzia alla vita adulta.

Durante questo percorso possono verificarsi delle fasi di grande difficoltà che possono essere più o meno accentuate. Non sempre il disagio giovanile sfocia in problemi come assunzione di droga, alcol, problemi alimentari e comportamenti devianti, ma in generale si manifesta con alcuni atteggiamenti che possono essere ricondotti alla chiusura del giovane in sè stesso o nella sua cerchia di amici.

La difficoltà di crescere e di affrontare un passaggio che trasforma il giovane in qualcosa di diverso è alle basi del disagio giovanile che è molto accentuato nei Paesi del benessere, quelli occidentali. La scarsa progettualità spesso spinge i giovani a ricercare gioie e divertimenti fugaci, veloci, e talora distrazioni dalla noia o dalla mancanza di senso che possono anche sfociare nell’uso di alcol e di droghe.

Il disagio giovanile non sempre nasce spontaneamente nel corso dell’adolescenza, talora invece si verifica nei primi anni di vita del bambino, durante il processo di crescita: poi c’è il passaggio adolescenziale nel quale i gesti antisociali e la trasgressione sono modi che il ragazzo ha per cercare di inserirsi nel gruppo e per forzare le regole del mondo degli adulti, mondo nel quale si accinge ad entrare.

Come ci racconta il Dott. Jonas, psicologo a Bologna per ragazzi in difficoltà presso lo studio Dedalus, fra i primi segnali del disagio giovanile sono da cogliere da parte della famiglia che può chiedere aiuto se non riesce a gestirli.

I primi segnali del disagio in genere sono inclusi in comportamenti come fumare sigarette, abusare di alcol, utilizzare spinelli o droghe di qualsiasi tipo.

La volontà di trasgredire anche le norme più semplici (quella sul fatto di non guidare se si ha bevuto, tornare a casa ad una certa ora), il compimento di atti di bullismo, il gioco d’azzardo e l’autolesionismo sono segnali pericolosi che possono aiutare però a comprendere che c’è una spia del disagio nell’adolescente. Comprendere è il primo passo per intervenire.

Intervenire sul disagio giovanile

Le spie del disagio giovanile non sono difficili da cogliere, almeno nella maggior parte dei casi. Diviene quindi di fondamentale importanza per i genitori cercare di intervenire, e lo stesso dicasi per gli insegnanti che devono cercare di cogliere all’interno dell’ambiente scolastico segnali di disagio (uso di sigarette e spinelli, isolamento, apatia, depressione, tendenze al bullismo).

La prevenzione è importante come l’intervento diretto, per cercare di elaborare delle strategie che aiutino i giovani a vedere negli adulti un punto di riferimento e non una sorta di “padrone” al quale obbedire. Se l’adolescente ha fiducia nell’adulto è più probabile che preferisca confidarsi.

Nelle scuole è possibile portare avanti progetti per cercare di aiutare i ragazzi a stare meglio con loro stessi e nel gruppo. La psicologia positiva promuove modelli di auto accettazione, autonomia, di crescita personale e aiuta i ragazzi a vedere uno scopo nella loro vita perché possano investirvi a tutti gli effetti.

La scuola è il luogo elettivo per la prevenzione nella salute psicologica contro il disagio giovanile, perchè i giovani vi passano molto tempo e sono spesso in gruppo. Gli obbiettivi a scuola sono quelli di formare negli insegnanti delle figure adulte che, oltre ai genitori, siano in grado di essere punti di riferimento per i ragazzi.

I professori devono essere pronti a cogliere determinati segnali del disagio giovanile, e la scuola dovrebbe incrementare le attività extrascolastiche volte a valorizzare il patrimonio di ogni soggetto per cercare di strappare gli adolescenti ai pomeriggi vuoti e privi di senso che spesso portano a comportamenti negativi.