Carta di canapa vs carta di cellulosa

Quando si pensa alla scrittura bisogna fare mente locale sul fatto che si tratta di un gesto tra i più antichi in assoluto associati alla storia del genere umano. La sua ‘invenzione’ viene fatta risalire al 3mila avanti Cristo in Mesopotamia, legata ad esigenze pratiche: le tavolette rinvenute contenevano infatti indicazioni relative a certe attività economiche nella cittadina di Uruk. Dalle tavolette, nel corso dei secoli e grazie a un’evoluzione continua, si è arrivati ai fogli di carta: pratici e facili da archiviare. La carta oggi, nell’immaginario collettivo, è quella che deriva dagli alberi: la si impiega per realizzare i quaderni, i libri e le riviste e il suo colore è il bianco. Quello che in molti non sanno è che nell’antichità la tipologia di carta più diffusa era quella fatta con la canapa: una metodologia che sta tornando oggi alla ribalta, legata in primis a motivazioni green. Grazie ad essa si può infatti evitare la deforestazione, visto che – diversamente da un albero maturo che richiede una ventina d’anni per crescere – la canapa impiega solo un anno per essere pronta all’ottenimento della carta. Inoltre si tratta di una pianta annuale come lo sono anche molti ortaggi, dunque si potrebbe riutilizzare lo stesso terreno (producendo molta più carta). La pianta della canapa ha dimensioni ridotte rispetto a quelle di un albero, eppure è in grado di produrre una quantità maggiore di cellulosa. Basta pensare che con un ettaro di canapa si riesce a produrre la stessa quantità di cellulosa di una foresta in alcuni decenni. Quello della carta è solo uno dei molti settori che stanno guardando con sempre maggiore interesse alla canapa e le sue potenzialità: la bioedilizia è in prima linea nell’impiego di questo materiale green, così come l’industria alimentare e quella della moda.

I vantaggi di usare la canapa per la produzione di un bene primario come la carta e i benefici per l’ambiente

La lotta all’inquinamento e al consumo indiscriminato di risorse primarie passa attraverso la continua ricerca di tecniche, tecnologie e materiali virtuosi. La canapa è tra questi ultimi perché innanzitutto il suo processo produttivo è quasi del tutto privo di additivi e sostanze chimiche. Basta fare un confronto con la carta di cellulosa, per realizzare la quale occorre il 20% di cellulosa e l’80% di prodotti chimici: l’esatto contrario della carta di canapa. Il motivo è presto detto e riguarda composizione e colore. La fibra della canapa infatti è già bianca, come la carta che scaturisce dal relativo processo produttivo, mentre quella di cellulosa ottenuta dal legno – qui la fibra in origine è scura – richiede un intervento sbiancante, con l’utilizzo di sostanze nocive per l’ambiente. Sempre in ottica green e di conservazione del pianeta per le generazioni future, la riduzione delle deforestazione – che sta gravemente compromettendo il ‘patrimonio verde’ nel mondo – rappresenterebbe una svolta importante e un cambio di prospettiva globale. Si potrebbe innescare una reazione a catena virtuosa, dal momento che riducendo i tagli nelle foreste si andrebbe anche ad abbattere l’inquinamento connesso ai mezzi che trasportano la legna (dai camion alla nave, passando per i treni), di conseguenza limitando anche l’emissione di CO2. La carta di canapa offre un’elevata possibilità di riciclo – fino a 7 volte – sempre mantenendo una buona qualità. Il successo commerciale della carta di cellulosa si deve a una sua più facile realizzazione industriale (è più morbida da lavorare) e a costi minori, ma a che prezzo per l’ambiente… Ecco perché la riscoperta e la valorizzazione della carta di canapa sono tuttora in corso.