cosa vuol dire pubblico ludibrio

Pubblico ludibrio: cos’è questa pratica ormai sconosciuta

I libri di storia raccontano come fosse diffusa la pratica del pubblico ludibrio, un modo di fare delle società antiche di cui oggi si è persa traccia e forse anche il ricordo. Di cosa si tratta? A cosa serviva? E perché non si pratica più?

Che cos’è il pubblico ludibrio

Entrando nel merito per pubblico ludibrio sono da intendersi tutte quelle pratiche che venivano messe in atto dalle autorità civili per punire colui che si era macchiato di qualche colpa con lo scopo ulteriore di “educare” il resto della popolazione. Costringere una persona a camminare per le vie principali della città con delle pietre appese al collo o di portare la gogna, significava sottoporla ad un’umiliazione tale che, oltre ad avere la funzione di remissione della colpa commessa, indicava la sorte di tutti coloro che avrebbero voluto commettere altri reati.

I diritti del condannato

Questi metodi erano diffusissimi in un’epoca in cui i sistemi giudiziari e penitenziari erano ancora in divenire e poco sviluppati. Durante il pubblico ludibrio alle persone soggette a questa pena venivano sospesi a tempo tutti i diritti e le tutele che gli spettavano; per questo motivo durante la gogna o le altre pratiche le altre persone potevano lanciargli contro pietre e altri oggetti (non ultime anche feci e deiezioni fresche). Nei casi più estremi, dove la colpa era considerata più grave o il condannato non godeva di favori, questi poteva anche essere lapidato e rimanere ucciso dai colpi delle pietre. Nessuna condanna in quel caso per l’omicida in quanto, come detto, i diritti dei condannati erano sospesi.

Le ragioni di tale pratica

Come abbiamo detto le ragioni del pubblico ludibrio erano, possiamo dire, di ordine sociale, per una sorta di mantenimento dell’ordine pubblico. Nonostante il più delle volte terminassero in manifestazioni caotiche, dove tutti si sentivano autorizzati a compiere le peggiori azioni nei confronti del condannato, tale pratica era propedeutica a scoraggiare altri a compiere quelle che erano considerate le colpe maggiori. Una sorta di applicazione del detto “colpirne uno per educarne cento”.

Una particolarità della pratica del pubblico ludibrio è da registrare nell’origine etimologica del termine ludibrio. Questa parola, infatti, viene dal latino ludibrium che significa schernire. L’obiettivo infatti era proprio quello di schernire e ridicolizzare chi si era macchiato di un reato.

Un capovolgimento esagerato?

Oggi la situazione è notevolmente cambiata e nei casi in cui la comunità insorge contro qualcuno che ha commesso una colpa considerata gravissima (solitamente nei casi di molestie nei confronti dei bambini) intervengono le forze dell’ordine per salvaguardare la vita del colpevole. C’è chi lamenta la condizione attuale dove si registra una certa sfacciataggine di chi viene colto in flagrante, quasi come godesse di una sorta di impunità, con un sistema giudiziario lento o farraginoso per cui spesso la percezione del “chi sbaglia paga” non è più così netta, provando nostalgia per pratiche come quella del pubblico ludibrio. In realtà questi tipi di deterrenti funzionavano fino ad un certo punto ed è importante avere la lucidità di giudizio nei fenomeni analizzandoli per quello che sono, per la loro reale applicazione e per quali sono le cause che ne limitano la portata e soprattutto l’efficacia.