adozioni da parte di coppie gay e lesbiche è fattibile

Le coppie gay possono adottare?

Cosa dice la legge italiana sull’adozione di bambini da parte di coppie gay? Secondo la Cassazione è possibile

Il tema delle unioni civili è sempre attuale. Una delle domande che più frequentemente ci si pone è “le coppie gay possono adottare oppure no?” La recente legge sulle unioni civili non discute dell’argomento. In linea di principio, quindi, le norme italiane non prevedono l’adozione di bambini da parte di individui dello stesso sesso.

Tuttavia, una recente sentenza di Cassazione, ha concesso a donne la rettifica dell’atto di nascita di un bimbo nato con fecondazione assistita, in maniera tale che il piccolo possa essere riconosciuto come figlio di entrambe. Vediamo meglio nel dettaglio.

Adozione per le coppie omosessuali: la situazione in Italia

La legge 76 del 2016 che regolamenta le unioni tra persone dello stesso sesso garantisce una serie di importanti diritti per le coppie gay. Tra essi, però, manca il riconoscimento della possibilità di adottare il figlio del proprio compagno/compagna, facoltà non inserita nel provvedimento legislativo.

Per fronteggiare tale lacuna, tuttavia, ci sono i giudici che ormai in maniera uniforme riconoscono alle coppie gay di essere considerati, a tutti gli effetti, genitori di un bambino. I casi più recenti sono quelli del Tribunale di Roma e del Tribunale di Firenze.

Nella prima il giudice ha riconosciuto la stepchild adoption ad una coppia di donne mentre nel secondo caso il tribunale ha acconsentito all’adozione di due fratelli da parte dei una coppia omosessuale.

Inoltre, il consenso all’adozione del figlio del proprio partner è stato concesso dalla Suprema Corte di Cassazione circa un anno fa, stabilendo che un genitore gay può legittimamente adottare il figlio del partner biologico, se tra i due vi è un legame consolidato e solido.

Recentemente, inoltre, la Cassazione ha anche affermato che il certificato di nascita di un bambino concepito con fecondazione assistita, può essere trascritto in Italia in maniera tale che possa essere identificato da entrambe le donne come figlio proprio.

In particolare due donne sposatesi in Inghilterra hanno chiesto al tribunale di Venezia la rettifica dall’atto di nascita del figlio perché identificato con il solo cognome della madre biologica. In entrambi i giudizi di grado i giudici hanno negato l’autorizzazione, considerandola una richiesta contraria ai principi fondamentali etico-sociali vigenti nella nostra nazione. La Cassazione, però, ha dato ragione alle due donne, affermando che è un diritto del nascituro essere riconosciuto come figlio di entrambe.

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