cosa signifca morte endouterina fetale

Morte endouterina fetale: linee guida e tutto quello che si deve sapere

Quali sono le linee guida in caso di morte endouterina fetale e cosa bisogna fare? La prima cosa da sottolineare in questo caso è che la morte del feto avviene nell’utero ed è per questo motivo che si tratta di un aborto spontaneo. Vediamo, quindi, cosa accade e come ci si deve comportare.

La maggior parte dei casi di morte endouterina del feto avvengono dopo la ventiquattresima settimana di gestazione. Ogni anno sono oltre due milioni e mezzo i casi in cui ciò accade e il tutto avviene soprattutto in Africa e nelle zone povere del globo.

Questo non significa, però, che non possa e non accada anche nel nostro paese. Pertanto, è utile sapere come ci si comporta in questi casi da un punto di vista clinico. Si deve andare a vedere quali sono le linee guida che vengono seguite in caso di morte perinatale in utero.

Si tiene presente quella che è la cosiddetta Late Intrauterine Fetal Death and Stillbirth guideline. Questa è stata stilata nel 2010 e ha il compito di andare a individuare quelle che sono le opzioni per trattare al meglio le donne colpite da questa problematica dopo la ventiquattresima settimana completa di gravidanza.

Prima di entrare nel dettaglio, è utile sottolineare che per stillbirth o nato morto si intende un parto in cui il bambino non dà segni di vita dopo la 24esima settimana di gravidanza. Nello specifico, possiamo dire che la morte intrauterina si ha nel momento in cui il feto non presenta più alcun segno di vita.

Come ci si accorge di tutto questo? Solitamente, in casi sospetti si procede prima con l’auscultazione e con la cardiotocografia e poi con una ecografia in tempo reale che, quindi, va a mettere in luce la presenza o meno del battito cardiaco del feto.

Se ci si domanda quali siano le cause che provocano il tutto, è bene sottolineare che nella maggior parte dei casi si tratta di eventi imprevedibili e, soprattutto, di qualcosa che non ha una vera e propria causa. In determinate condizioni, però, ci sono delle precauzioni che possono essere prese per evitare la morte endouterina del feto. Ad esempio, si possono effettuare dei test che, se associati a delle specifiche condizioni pre-parto, possono dire se si è o meno a rischio. Tra le cause più ricorrenti c’è, senza dubbio, il distacco di placenta, che provoca gran parte delle morti endouterine.  Tuttavia, anche il prolasso del cordone e la rottura uterina sono delle cause che possono portare alla morte del feto nell’utero.

Quando ciò si verifica, si dovrebbe anche provvedere a dare alla madre che subisce il lutto un supporto psicologico, veramente molto importante in questi casi. Naturalmente, accertato il decesso, il feto deve essere asportato dalla sede in cui si trova.

Si tratta di un evento traumatico, che in alcuni casi viene percepito come una vera e propria tragedia dalla coppia che lo subisce. Proprio per questo motivo, come precedentemente sottolineato, è importante che ci sia un valido aiuto psicologico, al fine di permettere alla coppia di superare il momento.